Noi di Ciao Elsa abbiamo la missione di spiegare facile tutte quelle cose difficili e noiose sulla previdenza complementare, il TFR e la pensione.
Spesso ci occupiamo di previdenza obbligatoria, contributi e regole del sistema pensionistico italiano, per rispondere alla domanda fatidica: quando e con quanto andremo in pensione?
Ogni mese dalla tua busta paga lorda, se sei un dipendente, viene trattenuto il 9,19% per essere versato nelle casse dell’INPS. Il tuo datore di lavoro, inoltre, aggiunge ogni mese il 23,81% della tua RAL (retribuzione annua lorda), sempre nelle casse dell’INPS.
Questi soldi, i famosi contributi, servono a pagare le pensioni attuali e a garantire, a te, una pensione quando smetterai di lavorare.
Se sei un libero professionista o un lavoratore autonomo, i contributi li versi da solo pagando ogni anno una percentuale del tuo reddito. Questa percentuale varia in base alla tua professione e alla cassa di previdenza obbligatoria a cui devi versare i contributi e che ti darà la pensione in futuro.
Eppure potrebbe sorgerti spontanea una domanda.
Che fine farebbero i tuoi contributi se morissi?
In questo articolo vogliamo spiegarti cosa prevede il nostro sistema di previdenza se, facendo tutti gli scongiuri del caso, venissi a mancare.
In questa sfortunata ipotesi, infatti, sono previste due pensioni che, ovviamente, non potranno entrare nel tuo conto corrente.
Bensì, andranno ai superstiti, cioè i tuoi familiari beneficiari, secondo regole e modalità stabilite dal nostro sistema previdenziale.
Di seguito analizzeremo proprio queste regole, vedremo quali sono i requisiti necessari per ottenere le due pensioni superstiti e quali sono le differenze tra i due assegni, calcolati con il sistema contributivo.
Le pensioni ai superstiti
La prima pensione è quella che spetta ai tuoi beneficiari se muori mentre stai ancora lavorando e si chiama pensione ai superstiti indiretta.
In questo caso l’INPS ti definisce “assicurato”.
La seconda è quella che spetta ai tuoi beneficiari se muori mentre sei già pensionato e si chiama pensione superstiti di reversibilità.
In questo secondo caso, l’INPS non ti chiama “assicurato”, ma “pensionato”.
Quando spettano
La cosiddetta pensione di reversibilità spetta al beneficiario superstite o ai beneficiari superstiti se il pensionato è deceduto mentre percepiva un assegno pensionistico a cui aveva diritto perché aveva maturato i requisiti contributivi previsti per poter andare in pensione.
La cosiddetta pensione indiretta, invece, spetta al beneficiario superstite o ai beneficiari superstiti se il pensionato è deceduto mentre svolgeva ancora un’attività lavorativa e solo se:
- il defunto aveva maturato almeno 15 anni di anzianità contributiva o, in alternativa,
- 5 anni di anzianità contributiva di cui almeno 3 anni nei cinque anni precedenti rispetto alla data del decesso.
Esempio
Prendiamo ad esempio il caso di un lavoratore 38enne che, dopo un primo anno di lavoro in Italia, si è trasferito all’estero per continuare la sua carriera.
Ora, ipotizziamo che, dopo essersi sposato, il lavoratore abbia deciso di rientrare in Italia due anni fa. Da quel momento vive e lavora nel nostro paese e, nel frattempo, ha avuto un figlio.
Cosa verrebbe dato alla sua famiglia se oggi lui venisse a mancare?
Nulla, poiché il lavoratore non ha maturato i requisiti minimi contributivi richiesti per poter garantire una pensione superstiti indiretta ai suoi cari.
Dal momento in cui il lavoratore avrà maturato abbastanza anni di contributi, lo Stato sarà impegnato a elargire la pensione indiretta ai suoi beneficiari e se, invece, arriverà al pensionamento, la reversibilità.
A chi spettano
Il primo che ha diritto alle pensioni superstiti è il partner.
In questo caso si distingue in base alle varie situazioni possibili.
- Coniuge o unito civilmente
- Coniuge separato
- Coniuge divorziato in presenza di ulteriori requisiti:
- solo se percepisce l’assegno divorzile;
- solo se non si è risposato;
- solo se chi è morto ha cominciato a lavorare prima della sentenza di divorzio.
Se dopo aver divorziato, ci si è sposati un’altra volta, le quote di pensione superstiti che vanno al coniuge attuale e a quello precedente, vengono stabilite in sede giudiziaria.
Un’altra categoria di superstiti che ha diritto alle pensioni che stiamo analizzando è quella dei figli.
Nello specifico:
- figli minorenni al momento del decesso del genitore
- figli inabili al lavoro (indipendentemente dall’età) e che risultavano a carico del genitore quando questo è mancato
- figli maggiorenni che risultavano a carico del genitore quando è defunto, se rispettano questi requisiti:
- non lavorano;
- frequentano scuole o corsi di formazione professionale equiparabili a corsi scolastici;
- hanno al massimo 21 anni.
- figli maggiorenni che risultavano a carico del genitore al momento del decesso e che rispettano i seguenti requisiti:
- non lavorano;
- frequentano l’università;
- per la durata legale del corso di studi e non oltre i 26 anni.
Se l’assicurato o il pensionato defunto non era sposato e non aveva figli, o anche in caso ci fossero un coniuge e dei figli che, però, non hanno diritto alla pensione superstiti, quest’ultima andrebbe ai genitori del defunto, se rispettano questi requisiti:
- hanno almeno 65 anni al momento del decesso del figlio;
- non ricevono un’altra pensione, né diretta né indiretta;
- risultavano a carico del deceduto.
Se mancano anche i genitori, oppure sono in vita ma non hanno diritto alla pensione superstiti, allora quest’ultima andrà ai fratelli e le sorelle del defunto che rispettano questi requisiti:
- non sono sposati;
- sono inabili al lavoro nel momento in cui viene a mancare il fratello o la sorella;
- non ricevono un’altra pensione, né diretta né indiretta;
- risultavano a carico di chi è venuto a mancare.
Esempio
Prendiamo ad esempio una situazione frequente: quella di due genitori non sposati che hanno due figli.
Se uno dei due adulti venisse a mancare, l’altro genitore non riceverebbe nulla, mentre la pensione superstiti indiretta andrebbe ai due figli.
Quanto spetta ai beneficiari superstiti
Le pensioni ai superstiti sono una percentuale della pensione che percepiva il pensionato defunto, in caso di reversibilità, o della pensione che avrebbe percepito l’assicurato defunto, in caso di indiretta.
Le percentuali non sono costanti, ma variano da un caso all’altro.
Se la pensione superstiti spetta solo al coniuge, sarà il 60% della pensione percepita dal pensionato o prevista per l’assicurato.
Se ci sono sia un coniuge che un figlio, la percentuale si alza all’80%.
In caso siano presenti il coniuge e più di un figlio, a loro spetta l’intero ammontare della pensione, quindi il 100%.
Nei casi in cui la pensione superstiti sia un diritto solo per i figli del defunto, la percentuale varia in base al numero di figli. Nello specifico, un solo figlio avrà il 70%, due figli otterranno l’80% e tre o più figli avranno garantito il 100%.
Se la pensione va ai genitori, la percentuale varia a seconda che ci sia un solo genitore ad averne diritto, oppure entrambi. Nel primo caso il genitore otterrà il 15%, nel secondo caso i genitori avranno il 30%.
Le stesse percentuali vanno al singolo fratello o sorella (15%) o a due fratelli o sorelle (30%). Questa percentuale aumenta al 45% se sono tre i fratelli e le sorelle che hanno diritto alla pensione superstiti. La percentuale diventa poi il 60% in caso di quattro fratelli e sorelle, il 75% se ci sono cinque fratelli/sorelle, il 90% se ce ne sono sei e il 100% se ce ne sono sette o più.
Riduzioni
Le percentuali che abbiamo appena visto possono essere cumulate con gli eventuali redditi percepiti dai superstiti.
Ad esempio, se un lavoratore viene a mancare e sua moglie o suo marito lavorano e percepiscono uno stipendio, hanno comunque diritto a ricevere la pensione superstiti mantenendo, quindi, entrambi gli introiti.
Attenzione, però!
Le percentuali previste rimangono inalterate solo se chi riceve la pensione superstiti non guadagna più di un certo importo, che sia con il suo lavoro o la sua pensione.
La cifra che funge da parametro di riferimento è l’assegno sociale, che nel 2024 corrisponde a 534,41 € al mese per 13 mensilità, quindi 6.947,33 € lordi all’anno.
Se il beneficiario della pensione superstiti guadagna un importo inferiore, o al massimo pari, a tre volte l’assegno sociale (20.841,99 €), allora avrà diritto all’intera percentuale di pensione prevista dalla sua situazione e dal suo grado di parentela o coniugio con il defunto.
Se, invece, il suo reddito percepito è superiore all’assegno sociale moltiplicato per tre, allora il beneficiario vedrà ridursi la percentuale a cui ha diritto.
Anche la riduzione si calcola in percentuale e, a sua volta, varia in base al reddito del beneficiario.
Vediamo in dettaglio i vari casi:
- Se il reddito del beneficiario è superiore a tre volte l’assegno sociale, la pensione superstiti viene ridotta del 25%;
- Se il reddito del beneficiario è superiore a quattro volte l’assegno sociale, la pensione superstiti viene ridotta del 40%;
- Se il reddito del beneficiario è superiore a cinque volte l’assegno sociale, la pensione superstiti viene ridotta del 50%.
Esempio
Prendiamo ad esempio una coppia costituita da un marito da poco pensionato e una moglie con ancora qualche anno di attività lavorativa davanti.
La pensione del marito equivale a 2.500 € lordi al mese per 13 mensilità (2500 x 13 = 32.500 € lordi all’anno).
La moglie lavoratrice ha un reddito annuo lordo di 30.000 € all’anno.
Sfortunatamente il marito muore e la moglie ha diritto alla pensione di reversibilità.
Come abbiamo visto, la percentuale prevista per la pensione di reversibilità al solo coniuge è il 60%. Quindi, la moglie ha diritto al 60% di 32.500 €, cioè 19.500 € lordi all’anno.
Il reddito da lavoro della signora però, è 30.000 € lordi all’anno, cifra che supera l’importo dell’assegno sociale moltiplicato per 4.
In questo caso perciò, la pensione di reversibilità dev’essere ridotta del 40%, passando da 19.550 € lordi a 11.770 Euro lordi all’anno.
Il calcolo della pensione indiretta
Come abbiamo visto nell’esempio precedente, il calcolo della pensione di reversibilità è relativamente semplice, poiché basta applicare le percentuali previste nei singoli casi, eventualmente ridotte, a un importo che esiste già, cioè l’importo della pensione del defunto.
Il calcolo della pensione indiretta, invece, si effettua su un importo che non esiste ancora, dal momento che l’assicurato deceduto non era titolare di una pensione, ma stava ancora lavorando.
Vediamo ora, quindi, come si effettua questo calcolo.
Il punto di partenza è il montante contributivo accumulato dal defunto negli corso degli anni in cui ha lavorato.
Il montante contributivo è la somma di tutti i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro, se la persona era dipendente, oppure dal solo lavoratore se era un libero professionista o autonomo.
Questo capitale viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che varia in base all’età del deceduto.

Esempi
Prendiamo ad esempio un lavoratore che viene a mancare a 62 anni, dopo 35 anni di lavoro e una RAL media nel corso della vita professionale di 35.000 €.
Il montante contributivo accumulato da questa persona sarà pari a 404.250 €.
Questo importo verrà moltiplicato per il coefficiente di trasformazione previsto per chi ha 62 anni, cioè il 4,882%.
La pensione che si ottiene dopo aver effettuato questa moltiplicazione è 19.735,5 € lordi.
A partire da questo importo verrà calcolata la percentuale di pensione indiretta, eventualmente ridotta, che spetta ai suoi beneficiari superstiti.
Consideriamo ora il caso in cui un lavoratore venga a mancare a 35, a 40, o a 50 anni.
Anche in questi casi l’INPS prenderà il montante contributivo accumulato fino a quel momento e lo moltiplicherà per un coefficiente di trasformazione.
Nello specifico, in qualunque caso di decesso entro i 56 anni, il coefficiente di trasformazione applicato è quello dei 57 anni, cioè 4,270%.
Ipotizziamo che oggi venga a mancare un lavoratore dipendente di 40 anni con 15 anni di contributi alle spalle e una RAL media di 30.000 €.
Il suo montante contributivo, al momento del decesso, è pari a 148.500 €.
Moltiplichiamo il montante per il coefficiente dei 57 anni (4,270%) e otteniamo 6.341 € lordi all’anno, cioè l’importo di base su cui calcolare la percentuale di pensione indiretta a cui hanno diritto i suoi beneficiari superstiti.
Immaginiamo che questo lavoratore lasci una moglie e un figlio.
Con questa composizione familiare, abbiamo visto che ai beneficiari spetta l’80% della pensione che abbiamo appena calcolato. Quindi 5.073 € lordi all’anno, ovvero 390 € al mese.
Sempre che la moglie del defunto non abbia un reddito che supera l’assegno sociale moltiplicato per tre. In questo caso, i 5.073 € lordi all’anno verrebbero ridotti della percentuale prevista in base al reddito percepito dalla moglie.
Conclusioni
In questo articolo abbiamo visto come, nel sistema contributivo, oltre a poter contare su una pensione da lavoro molto più bassa rispetto al tuo ultimo stipendio, devi considerare attentamente anche cosa andrebbe ai tuoi cari se tu venissi a mancare o, viceversa, su cosa potresti contare tu se venisse a mancare un tuo familiare.
In linea generale, gli anni maggiormente “scoperti”, sono i primi 10 o 20 di attività lavorativa quando, nella maggior parte dei casi, non si ha ancora un buon montante contributivo e spesso si ha una famiglia con figli piccoli che dipendono economicamente dai genitori.
In tutti i casi, sarebbe importante integrare le coperture che ci garantisce il sistema pubblico, ma finché si è ancora nella prima metà della vita, integrare le coperture statali è ancora più necessario.