I contributi previdenziali assicurano e tutelano il lavoratore nei periodi in cui non può lavorare, come in caso di malattia, o durante la maternità. In più, servono a garantire un reddito in caso di disoccupazione e durante la pensione, quando si smette definitivamente di lavorare.
Un rapporto di lavoro può essere caratterizzato da periodi di lavoro e di assenza, pensiamo ad esempio alle assenze legate alla genitorialità oppure a quelle per la malattia.
Se la tua busta paga è compilata correttamente, queste voci le trovi esposte nel corpo del cedolino, cioè nella parte centrale del documento.
Ma si è tutelati durante queste giornate di non lavoro?
Certamente! I contributi previdenziali sono delle somme pagate per finanziare una serie di prestazioni previste dalla legge.
La Costituzione, infatti, sancisce che per i lavoratori siano previsti adeguati mezzi di sostegno in caso di infortunio, malattia, invalidità, disoccupazione involontaria e vecchiaia.
Con il termine Vecchiaia si indica il pensionamento a conclusione della carriera lavorativa.
Sono quindi previste prestazioni economiche e sanitarie per tutelare sia i rischi lavorativi come malattia, infortunio o disoccupazione, sia eventi naturali come l’avanzare dell’età e l'arrivo del pensionamento o la maternità.
I contributi previdenziali sono delle somme che vanno pagate obbligatoriamente.
In parte gravano sullo Stato, in parte sui datori di lavoro e in parte sugli stessi lavoratori.
Ma scopriamo meglio come funzionano.
Cosa sono i contributi?
La contribuzione previdenziale consiste in un “premio assicurativo” che si paga per assicurare chi lavora per un determinato evento come la malattia, la maternità, la disoccupazione o la pensione.
In poche parole, questi contributi ti tutelano contro eventi che possono renderti non idoneo a svolgere il lavoro che hai fatto fino al momento in cui si è verificato l’evento.
Attraverso il pagamento dei contributi, non solo ti assicuri delle prestazioni previdenziali nel medio/breve periodo, ma anche nel lungo periodo.
Le diverse tipologie di pensione (Vecchiaia, Anticipata, Anticipata Contributiva, ecc…) si basano principalmente sul totale dei contributi che hai versato durante tutta la tua vita professionale.
Il totale dei contributi accumulati negli anni lavorativi viene definito montante contributivo e la sua entità influisce sull’importo della pensione.
In pratica, più contributi avremo versato nel corso della vita lavorativa e più sarà corposo il nostro assegno pensionistico.
Dobbiamo, però, sempre ricordare che rispetto al nostro ultimo stipendio, la pensione sarà decisamente inferiore.
A cosa servono i contributi?
Come abbiamo già anticipato, i contributi che versi all’Inps servono ad assicurarti delle prestazioni previdenziali durante determinati eventi.
Nello specifico, versandoli, l’Inps riesce a gestire e tutelare i seguenti eventi:
- IVS: invalidità, vecchiaia (pensionamento) e prestazioni ai superstiti in caso di morte (sia in caso di morte finché ancora si lavora, sia in caso di decesso da pensionati);
- NASpI: l’indennità pagata per i casi di disoccupazione involontaria;
- Fondo Garanzia TFR: il Fondo Inps che interviene a tua tutela se ti è dovuto il pagamento del TFR o di altri crediti di lavoro, ma l’azienda ha dichiarato un momento di crisi aziendale;
- Cassa integrazione: che viene attivata, sempre a tutela dei dipendenti, nei casi di calo di lavoro o di crisi straordinarie che l’azienda non riesce a fronteggiare;
- Maternità;
- Malattia semplice, che è diversa dalla malattia professionale.
Chi deve versare i contributi?
L’obbligo di versare i contributi è ripartito tra datore di lavoro e lavoratore.
La parte di tua competenza ti viene trattenuta in busta paga, ma è il datore di lavoro che deve versare sia quelli a suo carico che quelli a tuo carico, ed è quindi responsabile sia civilmente sia penalmente del versamento.
Per versare i contributi il datore di lavoro utilizza un particolare fascicolo elettronico chiamato Uniemens, che trasmette telematicamente, in un’unica volta, tutti i flussi contributivi e retributivi delle singole persone.
Quanti sono i contributi di un dipendente?
Per quanto riguarda le tutele IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti), il totale da pagare è pari al 33% della tua retribuzione imponibile e viene suddiviso in:
- 9,19% a carico tuo, trattenuto in busta paga e che puoi verificare nel cedolino;
- 23,81% a carico dell’azienda, che non vedrai nel cedolino.
A questo 33%, poi, si aggiungono le diverse percentuali che vanno a finanziare la cassa integrazione e la NASpI, cioè l’indennità di disoccupazione.
Attenzione! L’ammontare totale di contributi che devi pagare varia anche in base a:
- categoria legale: potresti versare di più o di meno a seconda che tu sia impiegato/a, operaio/a, quadro, dirigente;
- settore di appartenenza: nella metalmeccanica industria, ad esempio, la percentuale a tuo carico aumenta al 9,49%.
Queste percentuali vanno applicate sull’importo della retribuzione imponibile. In questo valore rientrano tutte le somme e i valori incassati a qualsiasi titolo, in relazione al rapporto lavorativo.
In parole semplici, cosa significa?
Che vanno considerate per il calcolo tutte quelle voci che, anche fiscalmente, concorrono al reddito, con esclusione di alcuni importi (ad esempio premi di risultato o di produttività, somme corrisposte a titolo di TFR, incentivi all’esodo, trattamenti familiari, ecc).
Vale la pena ricordare anche che, per questo calcolo, va sempre prestata attenzione a due elementi:
- minimale contributivo: soglia minima stabilita dall’Inps al di sotto della quale non si può andare per calcolare i contributi. Per l’anno 2025, il dato mensile, è pari a 1.490 euro;
- massimale contributivo: soglia oltre la quale l’imponibile contributivo si azzera e si paga solo la contribuzione minima sull’eccedenza. Per il 2025, il dato annuale, è pari a 120.607 euro.
Dove li trovo i contributi in busta paga?
Ti abbiamo già anticipato che puoi trovare la contribuzione a tuo carico nella tua busta paga.
Ma dove esattamente?
Nella sezione del cedolino dove sono riportati tutti i calcoli contributivi e dell’Irpef, cioè dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.
Non esiste una forma di busta paga uguale per tutti, ma spesso questa informazione si trova nella parte bassa del documento, riportata in questo modo, oppure in una forma simile:

Se l’informazione, invece, è riportata nel corpo del cedolino, potresti trovarla così:

Quanto paga di contributi un lavoratore autonomo?
Le regole che abbiamo visto fino ad ora valgono per chi ha un lavoro dipendente.
Chi ha un lavoro autonomo, invece, ha la responsabilità completa sulla propria posizione contributiva.
In questo caso, infatti, l’onere è totalmente a carico del prestatore di lavoro.
Questo significa che i contributi vanno pagati direttamente e in modo esclusivo dal lavoratore.
In che modo? Serve compilare un F24.
Molto spesso accade che, se si è seguiti da un commercialista o da un CAF, si riceve una bozza di F24 precompilato.
Una volta ricevuto, sarà sufficiente copiare i dati precompilati all’interno del sito della propria banca e pagare l’F24.
Cosa succede se il datore di lavoro non ha versato i contributi?
A garanzia del lavoratore dipendente, opera il principio della cosiddetta “automaticità delle prestazioni”.
Questo significa che le prestazioni sono dovute anche nel caso in cui l’azienda non abbia regolarmente effettuato il versamento.
Questo vale per la maggior parte delle prestazioni previdenziali, cioè malattia, infortunio, maternità e congedi parentali, NASpI, cassa integrazione.
Viene invece espressamente esclusa la pensione.
Questo significa che se il tuo datore di lavoro non ha versato i contributi dovuti, puoi ricevere comunque, ad esempio, la NASpI, la cassa integrazione o il sostegno in caso di infortunio, ma la tua futura pensione sconterà un buco contributivo che non si può colmare, a meno che tu non ti muova per tempo e non chieda formalmente al tuo datore di lavoro di integrare quanto dovuto.
Come recuperare i contributi non versati dal datore di lavoro?
Se hai un credito contributivo fai attenzione al termine di prescrizione: i contributi previdenziali si prescrivono in 5 anni.
Vuol dire che dopo 5 anni queste somme non possono più essere versate né richieste.
Fanno eccezione i contributi IVS (Invalidità, pensione, vecchiaia), che passano a una prescrizione di 10 anni se fai una denuncia formale all’Inps.
Il nostro consiglio, quindi, è quello di controllare periodicamente il tuo estratto conto contributivo Inps.
Hai dubbi sui tuoi contributi e la tua busta paga?
Spesso, dopo aver consultato il proprio estratto conto contributivo sul sito dell’INPS capita di avere delle perplessità sulla propria posizione o di accorgersi che il tuo datore non sta versando correttamente i contributi.
Per non parlare di tutte le volte che prendi in mano la tua busta paga e ti soffermi solo sulla cifra scritta in basso a destra, perché del resto non si capisce nulla.
Per risolvere queste situazioni laborability ha messo a disposizione un servizio online dove ti basterà scrivere la tua domanda e nel giro di qualche giorno riceverai la risposta, da un consulente del lavoro esperto, che ti risolverà ogni dubbio.
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